IL VANGELO NEL 21° SECOLO. IV DOMENICA DI PASQUA ANNO A IL VANGELO DEL GIORNO.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,25-30)
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della
terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate
ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è
stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e
nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà
rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di
cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e
il mio peso leggero». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù prega. Si rivolge a suo Padre. La sua preghiera è un'azione di grazie. Egli loda suo Padre, non in quanto tale, ma per ciò che fa. Si meraviglia di vedere la spontaneità dei bambini e la gente senza cultura rispondere alla sua predicazione. Come, d'altra parte, si dispiace di vedere allontanarsi da sé coloro che avevano tutte le possibilità di riconoscerlo (Gv 9,40-41). Qui la gioia di Gesù esplode. Nessuno lo mette in discussione, nessuno lo fa passare al vaglio di una critica saccente. Vi sono anche coloro che lo accolgono semplicemente, che spontaneamente intuiscono che non si tratta di capire tutto, ma di accettare d'essere amati. È veramente necessario assomigliare a quei bambini che Gesù ama e accarezza (Mc 10,16), e che sono felici di essere amati, perché non sono discussi. È veramente necessario abbassare le armi davanti a lui, a rischio di passare di fianco al più bell'incontro che un uomo possa fare senza accorgersene. E per colui che lo accoglie in tal modo Gesù serba le rivelazioni più grandi, quelle che nessuno può conoscere (Mt 11,27) e che trattano del mistero di Dio stesso. C'è di più. Coloro che pregano ne fanno l'esperienza. Dio parla loro quando essi si confidano a lui. Essi comprendono quando non sono sulle difensive. Essi amano veramente quando accettano di essere amati, poiché Dio ci ama sempre per primo (1Gv 4,10) ma noi ci difendiamo, non vogliamo essere sensibili, e facciamo fatica a lasciarci andare. Noi ci complichiamo la vita spirituale. Cerchiamo il difficile dove le cose sono semplici. Il giogo del Signore è leggero, poiché egli lo porta per noi.
A Cristo che era, che
è e che viene,
lode perenne nei secoli
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,22-30)
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era
inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei
gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza?
Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel
nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché
non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le
conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in
eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date,
è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il
Padre siamo una cosa sola». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Segno che contraddistingue il pastore è il richiamo. L'impostore può tentare di
imitarlo, ma le pecore non si lasciano ingannare. È il richiamo del vero
Pastore che provoca la loro reazione in risposta. Esse sentono, seguono e hanno
fiducia.
Le parole e le azioni di Cristo non arrivano a farlo conoscere come Messia:
manca un elemento essenziale, cioè la fede. Questa risposta è riservata a chi
appartiene al Buon Pastore. Egli conosce le sue pecore ed esse conoscono lui. I
Giudei possono servirsi della persuasione o della persecuzione, ma non
attireranno a sé i discepoli del Signore. Qual è il fondamento di questa
certezza? È molto semplice: il Padre. Egli è più grande di tutti. L'espressione
di Cristo "io e il Padre" indica un'unica persona. Agli occhi dei Giudei,
un'affermazione del genere è una bestemmia, mentre per i discepoli riassume
tutto l'insegnamento di Gesù.
Tale affermazione è apportatrice di conflitto: i Giudei devono annientare Gesù
e disperderne i discepoli. La questione è grave. Gesù è davvero il Figlio di
Dio? I Giudei l'accusano di proclamarsi Dio. La verità è però un'altra. La
verità è che in Gesù, Dio si fa uomo.
Dell'amore del
Signore è piena la terra.
Ti ringraziamo Signore.
Lunedì Della IV
Settimana Di Pasqua Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,11-18)
Gesù disse: Io sono il buon pastore.
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
27 Aprile 2026
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,11-18)
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la
propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le
pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e
il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa
delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,
così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le
pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io
devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo
pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di
nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il
potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre
mio». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
"Le pecore affamate alzano la testa e non vengono nutrite". Questa è la critica
di Milton ai pastori del suo tempo.
Uno dei salmi più belli, scritto con estrema raffinatezza formale, è quello che
enumera le virtù del Buon Pastore. È una poesia "universale", che parla a
tutti: consola gli afflitti nella loro disperazione, e incoraggia le persone
sole nel loro isolamento.
Il Vangelo suggerisce che il Buon Pastore è raro. La sua vocazione è
pericolosa. La sicurezza delle pecore è la sua sola preoccupazione ed egli darà
la vita per salvarle. Ciò ridefinisce il ruolo di ogni guida: a questa prova
molti risultano incapaci.
Il nostro secolo è il secolo del "cattivo pastore": conserviamo ancora le
pietre carbonizzate dei campi in cui milioni di uomini furono asfissiati.
Cristo parla sempre del suo ruolo di pastore: non è venuto per essere servito,
non è venuto per trattare le persone con arroganza; è venuto per salvare le sue
pecorelle e, se è necessario, per morire per loro.
Io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do
da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,1-10)
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel
recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un
brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue
pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte
le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono
la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui,
perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava
loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la
porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e
briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra
attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto
perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù si presenta come il Mediatore tra Dio e gli uomini. Egli è "la porta"
dell'ovile.
Non ci è dato di incontrare Dio in modo immediato. Non possiamo stabilire noi
il modo in cui comunicare con lui.
Dio si rivela e si dona a noi attraverso il Cristo che vive nella Chiesa.
Raggiungiamo la comunione con lui mediante la strumentalità della Chiesa in cui
è presente e opera Cristo.
Gesù non è soltanto il Mediatore del disvelarsi e dell'offrirsi di Dio a noi. È
la realtà stessa del Verbo divino che ci raggiunge, ci illumina con la fede, ci
trasforma con la grazia, ci guida con la sua parola, i suoi sacramenti e la sua
autorità.
Egli è la "porta" e il "Pastore" che "cammina innanzi" alle pecore.
Gesù, come Buon Pastore, ci conosce per nome, ci ama e per noi offre la propria
vita in una dilezione che si spinge sino alla fine.
Noi credenti siamo chiamati ad "ascoltare la sua voce" e a "seguirlo" senza
porre condizioni.
Egli ci reca al "pascolo". È la croce, dopo la quale, però, giunge la gioia
senza limiti e senza fine: una gioia che ha le sue anticipazioni anche
nell'esistenza terrena.





