IL VANGELO NEL 21° SECOLO. IV DOMENICA DI PASQUA ANNO A IL VANGELO DEL GIORNO.
Ti ringrazio Dio dei cieli per averci dato il Tuo Amato Figlio Gesù.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 14,7-14)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me,
conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto,
Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il
Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi
dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue
opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro,
credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere
che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E
qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia
glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù considera se
stesso la Via per conoscere il Padre.
Sono parole chiarissime, indicano che solo attraverso Lui si rimane in
comunione con Dio.
"Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora Lo
conoscete e Lo avete veduto". Gesù desidera donare tutte le Grazie che
chiediamo ma spesso chiediamo continuando a peccare… oppure si chiede senza
Fede, cioè senza sentirlo vicino. Così viene meno la fiducia e si blocca la
preghiera stessa.
La promessa che ha fatto Gesù è esplicita: "Se mi chiederete qualche cosa nel
mio Nome, Io la farò".
Chiedere è un atto di umiltà, ognuno di noi chiede qualcosa di lecito agli
altri, come un aiuto, una cortesia, un consiglio. Noi ci soffermiamo sempre su
qualcosa di lecito, non guardiamo gli altri che chiedono e ottengono molto di
illecito.
Chiedere a Gesù quello che ci necessità è una grande dimostrazione di fiducia
in Lui, un segno di speranza.
C'è la speranza umana del contadino che semina, del marinaio che compie una
traversata, del commerciante che intraprende un affare. Si vuole conseguire un
bene, un fine umano; ottenere un buon raccolto, approdare nel porto per il
quale si è salpati, realizzare ricchi guadagni…
Ed esiste la speranza cristiana. Essa è essenzialmente soprannaturale, e,
pertanto, supera di gran lunga il desiderio umano di essere felici e la fiducia
naturale in Dio. Con la speranza aspiriamo alla vita eterna, a una felicità
soprannaturale che è possesso eterno di Dio, a vedere Dio come Egli stesso si
vede, ad amarlo come Egli si ama.
In questo modo ogni nostra richiesta viene accolta da Gesù, è Lui a volerci
riempire della sua gioia, la quale è concreta quando è condivisa con gli altri.
Chiedete a Lui la gioia anche per i vostri familiari, la pace nei cuori e nella
famiglia.
"E qualunque cosa chiederete nel mio Nome, la farò, perché il Padre sia
glorificato nel Figlio".
Signore nostro Gesù
Cristo Ti rendiamo grazie,
per tutto il bene che ci hai fatto.
TSTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 13,54-58)
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la
gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i
prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama
Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle,
non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era
per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in
casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. Parola
del Signore.
RIFLESSIONI
Cerchiamo le meraviglie sempre lontano: in paesi remoti, in luoghi sconosciuti.
Quanto è vicino a noi ci appare sempre banale, ovvio, perfino deludente e un
poco irritante.
E, invece, c'è di che stupirsi anche guardando dalla finestra. O perfino dentro
casa.
Pure le persone - quelle che accostiamo ogni giorno - ci si rivelano scialbe,
insignificanti, perfino urtanti.
E, invece, a saperle guardare con attenzione, nascondono drammi, sofferenze,
lembi di poesia. Possiamo vivere accanto a uomini e donne la cui esistenza non
si sorregge senza la fede, e non accorgerci di nulla: nemmeno sospettare.
E per il Signore?
Lo vorremmo sempre vedere nelle grandi opere, nei fenomeni strabilianti, nelle
vicende maestose e magari un poco eccentriche.
E invece egli si è rivelato in un uomo come noi. Straordinarissimo, poiché era
il Verbo di Dio, ma come noi, fuorché nel peccato.
E ci è prossimo nella selva di segni che ci sta attorno, nella sua parola, nei
suoi sacramenti, nelle persone più comuni, e sicuramente in quelle più povere.
L'importante è saper intuire il mistero dentro il più ovvio quotidiano.
Ci sta cercando. Ci sta sollecitando a rispondere.
Occorrono semplicemente gli occhi della fede.

A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne.
Giovedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 13,16-20)
Colui che mangia il mio pane
ha alzato contro di me il suo calcagno.
30 Aprile 2026
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 13,16-20)
Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né
un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati
se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la
Scrittura: "Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo
calcagno". Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà
avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie
me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato
Il Padre manda il suo Figlio unigenito nella potenza dello Spirito Santo. Il
Figlio accoglie tutto il Padre e lo Spirito nel suo cuore, nella sua mente, nei
suoi desideri nella sua volontà. Viene a noi con la Parola del Padre e la
verità, sapienza, intelletto, consiglio, fortezza dello Spirito Santo. Viene
pieno di Dio e del suo Santo Spirito. Dopo aver rivelato il Padre nello Spirito
Santo e compiuta la redenzione per la salvezza dell'umanità, affida la sua
missione ai suoi Apostoli. Essi dovranno andare nel mondo con nel cuore Cristo
Gesù, che è pieno del Padre e dello Spirito, colmandosi essi stessi ogni giorno
sempre più del Padre e dello Spirito Santo e conformandosi a Cristo Signore
fino ad essere perfetta sua immagine in mezzo ai loro fratelli, allo stesso
modo che Cristo era vera presenza del Padre in mezzo agli uomini. Gli Apostoli
sono mandati in mezzo a tutti i popoli, presso tutte le genti. Come Cristo ha
portato il Padre e ha dato il Padre perché fosse accolto, così i discepoli
devono portare Cristo e dare Cristo perché venga accolto. Cristo si accoglie,
accogliendo i discepoli come veri portatori di Cristo, veri datori della sua
Parola, della sua grazia, della sua verità.
Questo grande mistero di accoglienza oggi sembra essersi capovolto. Non è più
l'uomo che deve accogliere Cristo portato dal discepolo, ma è il discepolo che
deve accogliere l'uomo che viene a Lui, ma non per ricevere Cristo, ma un
qualche bene materiale necessario per la sua vita. Si comprende che così agendo
ci si pone fuori della vera accoglienza evangelica. Questa è finalizzata ad
accogliere il discepolo che porta Cristo, perché, accogliendo Cristo che porta
il Padre, si accolga il Padre nel suo mistero e volontà di salvezza eterna per
ogni uomo. Se il Padre non viene accolto, a nulla serve ogni altra accoglienza.
L'uomo rimane senza alcuna salvezza eterna. Se ogni altra accoglienza la
possono fare gli altri uomini, l'Apostolo del Signore, dovendo vivere di
purissima obbedienza a Colui che lo ha mandato, sempre prima deve farsi
precedere da Cristo e poi giungere lui. Significa che mai dovrà omettere il
dono di Cristo Gesù. Questo dono va dato in modo esplicito, chiaro, invitando
alla conversione e alla fede nel Vangelo. Chiedendo che ci si lasci battezzare
per nascere da acqua e da Spirito Santo in modo da entrare nel regno dei cieli.
L'Apostolo del Signore sempre deve sapere che per lui mai potrà esistere né
misericordia, né pietà, né compassione, se non sono mirate al dono di Cristo.
Il dono di Cristo va fatto secondo le regole date da Cristo, mai per
immaginazione, pensiero, fantasia, volontà del proprio cuore. Oggi purtroppo si
è abolita l'obbedienza alle regole di Cristo e si accoglie secondo regole
antropologiche senza nessun riferimento né alla salvezza, né a Cristo, né al
Padre.
L'Apostolo mai si dovrà presentare da uomo tra gli uomini. Lui è presenza
visibile di Cristo, come Cristo è presenza visibile del Padre. Come Gesù è
presenza visibile del Padre perché Lui è pieno del Padre, la sua vita è tutta
data al Padre perché il Padre si manifesti al mondo per mezzo di Lui, così la
vita dell'Apostolo deve essere data tutta a Cristo, perché Cristo si manifesti
e si riveli, si doni, converta, salvi per mezzo di lui. Quando la vita
dell'Apostolo non è più tutta di Cristo, neanche è sotto la conduzione e
mozione dello Spirito Santo. È allora che lui, privo del vero Cristo, adoratore
di un falso Cristo e un falso Dio, si presenta al mondo da uomo tra gli uomini.
È questa vera caduta nella più nera e triste tentazione. L'Apostolo del Signore
non ha dato la vita agli uomini, ma a Cristo. L'obbedienza alla Parola di
Cristo è la verità del suo dono.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci pieni di Cristo, per dare Cristo vita del
mondo.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,25-30)
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della
terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate
ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è
stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e
nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà
rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di
cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e
il mio peso leggero». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù prega. Si rivolge a suo Padre. La sua preghiera è un'azione di grazie. Egli loda suo Padre, non in quanto tale, ma per ciò che fa. Si meraviglia di vedere la spontaneità dei bambini e la gente senza cultura rispondere alla sua predicazione. Come, d'altra parte, si dispiace di vedere allontanarsi da sé coloro che avevano tutte le possibilità di riconoscerlo (Gv 9,40-41). Qui la gioia di Gesù esplode. Nessuno lo mette in discussione, nessuno lo fa passare al vaglio di una critica saccente. Vi sono anche coloro che lo accolgono semplicemente, che spontaneamente intuiscono che non si tratta di capire tutto, ma di accettare d'essere amati. È veramente necessario assomigliare a quei bambini che Gesù ama e accarezza (Mc 10,16), e che sono felici di essere amati, perché non sono discussi. È veramente necessario abbassare le armi davanti a lui, a rischio di passare di fianco al più bell'incontro che un uomo possa fare senza accorgersene. E per colui che lo accoglie in tal modo Gesù serba le rivelazioni più grandi, quelle che nessuno può conoscere (Mt 11,27) e che trattano del mistero di Dio stesso. C'è di più. Coloro che pregano ne fanno l'esperienza. Dio parla loro quando essi si confidano a lui. Essi comprendono quando non sono sulle difensive. Essi amano veramente quando accettano di essere amati, poiché Dio ci ama sempre per primo (1Gv 4,10) ma noi ci difendiamo, non vogliamo essere sensibili, e facciamo fatica a lasciarci andare. Noi ci complichiamo la vita spirituale. Cerchiamo il difficile dove le cose sono semplici. Il giogo del Signore è leggero, poiché egli lo porta per noi.
A Cristo che era, che
è e che viene,
lode perenne nei secoli
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,22-30)
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era
inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei
gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza?
Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel
nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché
non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le
conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in
eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date,
è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il
Padre siamo una cosa sola». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Segno che contraddistingue il pastore è il richiamo. L'impostore può tentare di
imitarlo, ma le pecore non si lasciano ingannare. È il richiamo del vero
Pastore che provoca la loro reazione in risposta. Esse sentono, seguono e hanno
fiducia.
Le parole e le azioni di Cristo non arrivano a farlo conoscere come Messia:
manca un elemento essenziale, cioè la fede. Questa risposta è riservata a chi
appartiene al Buon Pastore. Egli conosce le sue pecore ed esse conoscono lui. I
Giudei possono servirsi della persuasione o della persecuzione, ma non
attireranno a sé i discepoli del Signore. Qual è il fondamento di questa
certezza? È molto semplice: il Padre. Egli è più grande di tutti. L'espressione
di Cristo "io e il Padre" indica un'unica persona. Agli occhi dei Giudei,
un'affermazione del genere è una bestemmia, mentre per i discepoli riassume
tutto l'insegnamento di Gesù.
Tale affermazione è apportatrice di conflitto: i Giudei devono annientare Gesù
e disperderne i discepoli. La questione è grave. Gesù è davvero il Figlio di
Dio? I Giudei l'accusano di proclamarsi Dio. La verità è però un'altra. La
verità è che in Gesù, Dio si fa uomo.
Dell'amore del
Signore è piena la terra.
Ti ringraziamo Signore.
Lunedì Della IV
Settimana Di Pasqua Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,11-18)
Gesù disse: Io sono il buon pastore.
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
27 Aprile 2026
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,11-18)
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la
propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le
pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e
il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa
delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,
così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le
pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io
devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo
pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di
nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il
potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre
mio». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
"Le pecore affamate alzano la testa e non vengono nutrite". Questa è la critica
di Milton ai pastori del suo tempo.
Uno dei salmi più belli, scritto con estrema raffinatezza formale, è quello che
enumera le virtù del Buon Pastore. È una poesia "universale", che parla a
tutti: consola gli afflitti nella loro disperazione, e incoraggia le persone
sole nel loro isolamento.
Il Vangelo suggerisce che il Buon Pastore è raro. La sua vocazione è
pericolosa. La sicurezza delle pecore è la sua sola preoccupazione ed egli darà
la vita per salvarle. Ciò ridefinisce il ruolo di ogni guida: a questa prova
molti risultano incapaci.
Il nostro secolo è il secolo del "cattivo pastore": conserviamo ancora le
pietre carbonizzate dei campi in cui milioni di uomini furono asfissiati.
Cristo parla sempre del suo ruolo di pastore: non è venuto per essere servito,
non è venuto per trattare le persone con arroganza; è venuto per salvare le sue
pecorelle e, se è necessario, per morire per loro.
Io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do
da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,1-10)
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel
recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un
brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue
pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte
le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono
la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui,
perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava
loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la
porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e
briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra
attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto
perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù si presenta come il Mediatore tra Dio e gli uomini. Egli è "la porta"
dell'ovile.
Non ci è dato di incontrare Dio in modo immediato. Non possiamo stabilire noi
il modo in cui comunicare con lui.
Dio si rivela e si dona a noi attraverso il Cristo che vive nella Chiesa.
Raggiungiamo la comunione con lui mediante la strumentalità della Chiesa in cui
è presente e opera Cristo.
Gesù non è soltanto il Mediatore del disvelarsi e dell'offrirsi di Dio a noi. È
la realtà stessa del Verbo divino che ci raggiunge, ci illumina con la fede, ci
trasforma con la grazia, ci guida con la sua parola, i suoi sacramenti e la sua
autorità.
Egli è la "porta" e il "Pastore" che "cammina innanzi" alle pecore.
Gesù, come Buon Pastore, ci conosce per nome, ci ama e per noi offre la propria
vita in una dilezione che si spinge sino alla fine.
Noi credenti siamo chiamati ad "ascoltare la sua voce" e a "seguirlo" senza
porre condizioni.
Egli ci reca al "pascolo". È la croce, dopo la quale, però, giunge la gioia
senza limiti e senza fine: una gioia che ha le sue anticipazioni anche
nell'esistenza terrena.








