Il Vangelo del giorno
III Domenica di Pasqua e settimana
Gloria e lode a Cristo Risorto
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 16,15-20)
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il
mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato
sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che
accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno
lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non
recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla
destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva
insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Il passo di Marco appartiene a quello che si chiama "il luogo finale di Marco"
che contiene il racconto delle apparizioni e l'ordine missionario dato ai
Dodici (Mc 16,14) e con loro alla Chiesa intera (Mt 28,18-20). Il nostro testo
comincia con il testamento del Signore. Le prime parole sono un comandamento ed
un invio: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura".
La Chiesa deve predicare, cioè la sua missione evangelizzatrice è un
comandamento del Signore risorto. I destinatari sono tutti gli uomini che esistono
al mondo: "ogni creatura". Ciò indica che tutti gli uomini hanno il bisogno e
il compito di ascoltare il vangelo della salvezza. Il contenuto, l'oggetto
della predica, è il Vangelo, il lieto messaggio della salvezza attraverso Gesù
Cristo, la sua persona e la sua opera. Questo annuncio è chiamato predica, cioè
essa è solenne e pubblica, fatta con coraggio e fiducia nel nome di Dio
salvatore. Il testo continua insistendo sulla trascendenza dell'annuncio e
della sua accoglienza: "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non
crederà sarà condannato" (Mc 16,16). Ci troviamo così davanti alle parole più
importanti nella vita dell'uomo: salvezza e condanna. La fede e il battesimo
sono le parole della vita; l'incredulità è la porta della condanna (cf. Gv
3,14-21).
Vengono poi enumerati una serie di segni miracolosi che daranno credito agli
inviati: scacciare gli spiriti maligni, dono delle lingue, immunità contro i
morsi dei serpenti e contro i veleni, e infine il dono della guarigione. Tutti
questi sono fenomeni carismatici che accompagnano il cammino della Chiesa lungo
la storia.
Il testo termina con la proclamazione dell'Ascensione di Gesù e il suo
stabilirsi alla destra di Dio (Mc 16,19) e con una breve indicazione sulla
realizzazione del comando della missione degli apostoli, che portano il vangelo
dappertutto con l'aiuto del Signore (cf. Mt 28,20). Molti segni li accompagnano
(Mc 16,20). La Chiesa missionaria è in cammino, il comandamento è indirizzato a
tutti.

Dio onnipotente, che
ci hai fatto conoscere
la grazia della risurrezione del Signore, Grazie.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,52-59)
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può
costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del
Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera
bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il
Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui
che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e
morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Parola del
Signore.
RIFLESSIONI
Domenica dopo
domenica, giorno dopo giorno questa parola è al centro della sua azione:
"Prendete, questo è il mio corpo, questo è il mio sangue". E nessuno che non
voglia attenuarlo, trasformandolo in un puro simbolo o ricordo, saprebbe
spiegare ciò. È e resta il mistero della fede. Ma questo mistero sembra
esercitare sempre meno il suo fascino. Piacciono di più le guarigioni
miracolose con l'imposizione delle mani. Tuttavia, il Signore critica questo
desiderio di miracoli spettacolari. Non è da questi che viene la salvezza, ma
"colui che mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna"...
Non siamo ancora riusciti a far comprendere l'intimo legame che Gesù voleva
stabilire con la vita di ciascuno di noi. È ancora, per nostra colpa, assente
dal mondo, dalle nostre vicende, dalle nostre storie... è ancora chiuso nei
tabernacoli o relegato nei cieli!
Non può esserci, nella Chiesa, né meditazione né spiritualità se si occulta
questo Grande mistero.

Gesù ti rendiamo grazie, per quanto ai fatto per noi
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 6,44-51)
In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio". Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo». Gv 6, 51
Gesù è il pane vivo, che discende dal cielo e trasmette la vita. Come la manna
nel deserto aveva nutrito il popolo d'Israele in marcia verso la Terra Santa,
così - e in modo ancora più mirabile - Gesù, che ha la vita stessa del Padre,
il Vivente per eccellenza, nutre gli uomini nel loro cammino verso il cielo: è
una manifestazione del suo amore, affinché anche noi ci trasformiamo in Lui e
ci doniamo ai fratelli e alle sorelle con la nostra gioiosa carità. In questa
vita noi ci prepariamo per l'eternità: quindi è necessario nutrirci di un cibo
che ci prepari e - in un certo senso - la anticipi e diventi (come diceva
sant'Ignazio di Antiochia, Agli Ef. 20,2) "farmaco d'immortalità antidoto
contro la morte e cibo per vivere per sempre in Gesù Cristo".
Gesù, pane vivo disceso dal cielo, nutrici.
Gesù, pane vero che il Padre ci ha dato, nutrici
Gesù, cibo dei redenti, nutrici.
Gesù, viatico di chi muore. Nutrici.
L'Eucaristia non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un
alimento per i deboli.

Onnipotente, santissimo, altissimo, sommo Dio,
ti rendiamo grazie per il fatto stesso che tu esisti.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 6,35-40)
In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non
avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo
caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la
volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di
quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti
è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la
vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Se non fossi cristiano, potrei dormire a lungo la domenica mattina, potrei
mostrarmi un po' meno rigoroso nei confronti della mia vita e dei miei soldi.
Ma è proibito ai cristiani! Ecco il genere di parole che non piace
assolutamente ai cristiani stessi. Tuttavia, è così. Gesù stesso non si esprime
con delle parole velate? Egli dice che non vuole fare la propria volontà, ma
quella del Padre. Ma cosa sarà questa volontà che egli si rifiuta di seguire?
È la folla che pretende: quello che tu fai e dici, non è né la parola né
l'azione divina; tu segui la tua volontà, e non quella di Dio. Il Signore
attesta il contrario: "Non sono venuto per compiere la mia volontà, ma la
volontà di colui che mi ha mandato". Ma egli ha rinunciato completamente alla
sua? No: soltanto, egli si nutre della volontà di suo Padre. Non c'è niente di
meglio per lui - e per noi. Fare la volontà di Dio non restringe la nostra
libertà. Se non fossi già cristiano, non potrei impedirmi di diventarlo!

Ti adoro, Padre, ti onoro e ti rendo grazie, per la tu misericordia.
Martedì Della III
Settimana Di Pasqua Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 6,30-35)
Io sono il pane della vita;
chi viene a me non avrà fame.
21 Aprile 2026
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 6,30-35)
In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti
crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto,
come sta scritto: "Diede loro da mangiare un pane dal cielo"».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato
il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero.
Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e
chi crede in me non avrà sete, mai!». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Il Vangelo presenta in modo molto realistico le difficoltà dei testimoni della
fede. Gesù Figlio di Dio non è al nostro livello, ci è infinitamente superiore,
in un modo che possiamo appena intravedere nel racconto della trasfigurazione,
e accettare nella fede. Ma nella storia della Chiesa sorgono ogni tanto uomini
che vogliono ridurre Gesù alla misura umana, alla nostra statura di creature.
Così è accaduto con l'eresia di Ario, affermante che Gesù era semplicemente un
uomo, grande, santo, adottato da Dio, ma non Figlio di Dio. E molti, anche
vescovi, anche imperatori, accettavano questa teoria, perché è più facile, non
esige l'adesione ad un mistero ineffabile, incomprensibile.
Questa verità è un mistero da cui dipende la nostra salvezza, perché se Gesù
non è Figlio di Dio, noi non siamo né redenti né salvati, essendo la salvezza
opera di Dio. Certo è una esistenza travagliata, una condizione penosa quella
del fedele, e in più senza nessuna evidenza di vittoria. E difficile credere
che Gesù abbia vinto il mondo quando si subiscono persecuzioni. Ma la vittoria
non ci può essere senza lotta, senza essere passati attraverso la passione del
Signore. Crediamo nel mistero "totale" di Gesù: il mistero di una
morte sfociata nella risurrezione. Un cristiano non può meravigliarsi troppo di
essere, come Gesù, perseguitato, perché solo a queste condizioni si giunge alla
vittoria della fede.
Che cosa significa "vittoria della fede"? Significa continuare a
credere anche nelle tribolazioni che Dio ci ama.

Gesù noi Ti Cerchiamo, Ti Amiamo e Ti Ringraziamo
Lunedì Della III
Settimana Di Pasqua Anno B
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 6,22-29)
Datevi da fare non per il cibo che non dura,
ma per il cibo che rimane per la vita eterna.
20 Aprile 2026
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 6,22-29)
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, vide che c'era
soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca,
ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da
Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore
aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli,
salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo
trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché
avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete
saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane
per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il
Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».
Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha
mandato». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Portano all'estremità di una catenella intorno al collo alcune croci come se
fossero dei gioielli. Fanno stampare sulle loro camicie l'immagine di Gesù. È
scritto: "I love Jesus", ma non lo riconoscono come Figlio di Dio. Sono delle
persone che vivono in superficie; non hanno quella profondità che permetterebbe
di prenderli sul serio. Ed è a persone come loro che si applica la parola: "Voi
mi cercate, non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei
pani e vi siete saziati". "Voi avete il mio nome sulle labbra, perché vedete in
me qualcuno che incita alla rivolta contro l'ordine esistente. Voi mi seguite
per sfuggire alla vostra vita quotidiana. Ma questo non è affare mio!".
Ecco il nostro modo di pensare, di noi che crediamo in Gesù, e che ci mettiamo
per così dire al suo posto. Ma il Signore non parlerebbe così. Egli guarda la
via che percorrono gli uomini. Certamente, la direzione non è esattamente la
migliore, ma tuttavia essi avanzano. Ed egli accetta la loro andatura dicendo:
"Sforzatevi di cercare il vero nutrimento". Essi non ricalcitrano; gli
domandano quale sia la via da seguire: "Che cosa dobbiamo fare?". Una nuova
speranza esiste all'improvviso per loro, perché c'è qualcuno che non li tratta
come dei superficiali.

Gesù Risorto Gloria aTe
III DOMENICA DI
PASQUA ANNO A
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 24,13-35)
Stolti e lenti di cuore
a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!
19 Aprile 2026
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 24,13-35)
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli]
erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici
chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era
accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si
avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi
lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome
Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi
è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò
che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole,
davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre
autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno
crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele;
con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma
alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla
tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto
anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei
nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma
lui non l'hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i
profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare
nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in
tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse
andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e
il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e
lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli
sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi
il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava
le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti
gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il
Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era
accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Parola del Signore.
RIFLESSIONI
La scena di Emmaus è un capolavoro di catechesi liturgica e missionaria. Vi è
descritto l'itinerario di due discepoli che lasciano Gerusalemme illusi e
delusi e vi ritornano per ripartire gioiosi e fiduciosi verso la testimonianza,
perché sono stati incontrati dal Crocifisso-Risorto, spiegazione di tutta la
Scrittura e presenza perenne tra i suoi nel sacramento del "pane spezzato".
L'inizio del cammino è un allontanarsi dal Crocifisso. La crisi della croce
sembra aver seppellito ogni speranza. Colui che l'ha fatta nascere, l'ha
portata con sé nella tomba. Non bastano voci di donne per farla rinascere. Gesù
raggiunge i due subito a questo inizio e chiede di spartire con loro domande e
scandalo.
Ecco la prima tappa, quella del problema posto ad ogni persona dall'evento
Gesù, il Crocifisso.
L'appello di Cristo ci raggiunge sulla strada della nostra fede incompiuta e
della sua domanda.
Gesù non arriva di faccia, ma da dietro, come dice il testo greco, e cammina a
fianco, da forestiero.
Il passaggio al riconoscimento ha bisogno della spiegazione delle Scritture.
Solo il Risorto ne è l'interprete adeguato.
Il cuore riscaldato e riaperto dal segno della Parola spiegata implora il
viatico di un segno più intimo, quello del pane spezzato. Gesù, però, sparisce.
La Chiesa non può trattenere Gesù nella visibilità storica di prima. Deve
sapere e credere che egli è vivo con lei e la vivifica nell'Eucaristia. I
discepoli capiscono e tornano a Gerusalemme per condividere con gli apostoli la
testimonianza.
Emmaus è un capolavoro di dialogo confortante. Emmaus assicura tutti che,
quando ascoltano la Scrittura nella liturgia della Parola e partecipano allo
spezzare del pane nella liturgia eucaristica, sono realmente incontrati da
Cristo e ritrovano fede e speranza.


