6° DOMENICA DI PASQUA E SETTIMANA ANNO A 2026 IL VANGELO NEL 21° SECOLO.
Gesù disse ai suoi discepoli: Se mi amate, osserverete i miei comandamenti
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 14,15-21)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei
comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché
rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può
ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli
rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà
più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi
saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi
ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Parola del Signore.
RIFLESSIONI
L'uomo vive d'amore dal suo primo respiro fino all'ultimo. Amato, si sente
protetto ed accettato. Amando, sente di appartenere e trova un senso ad
offrirsi. Poiché l'amore non può restare chiuso nel suo cuore; esso pervade il
quotidiano. L'amore che si porta all'uomo spinge ad impegnarsi. L'amore che si
porta a Dio si manifesta nella considerazione che si ha dei suoi comandamenti.
Si manifesta anche nella giustizia, nel rispetto della vita, nell'azione per la
riconciliazione dei popoli e per la pace. Le conseguenze dell'amore che si
porta a Dio possono prendere l'aspetto di un lavoro, perfino di una lotta.
Lavoro e lotta sembrano spesso esigere troppo dall'uomo e superare le sue
forze. Egli vede le sue debolezze ed ha voglia di rinunciare, ma quando lavoro
e lotta sono le conseguenze dell'amore, conferiscono all'esistenza un respiro
profondo, mettono la vita in un contesto più vasto e la rendono importante
tanto sulla terra quanto in cielo.
Cose apparentemente infime acquistano un significato quando sono il risultato
dell'amore per Dio. Ogni buona azione, anche quella che facciamo senza pensare
a Dio, è in relazione all'amore che gli portiamo.
Ogni atto di amore, anche quando sembra minimo - come quando si porge un
bicchiere d'acqua a qualcuno che ha sete - assume un significato per
l'eternità.
Noi ci chiediamo spesso: che cosa rimarrà del nostro mondo?
È vero che crediamo di poter vivere e risuscitare grazie all'amore di Dio, con
tutto ciò che è esistito grazie a questo amore che non si è accontentato di
restare sentimento: contatti, relazioni, avvenimenti, cose. Quando
risusciteremo, tutto un mondo risusciterà con noi, un mondo fatto di amore
responsabile. Sarà magnifico: una "terra nuova", che abbiamo il diritto di
chiamare anche un "cielo nuovo".
LUNEDÌ DELLA 6° SETTIMANA DI PASQUA ANNO A11 MAGGIO 2026
Disse Gesù ai suoi discepoli: Lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,26-16-4)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io
vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà
testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin
dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno
dalle sinagoghe; anzi, viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di
rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né
me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne
ricordiate, perché io ve l'ho detto». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù è entrato nel mondo con una pretesa inedita: "Io sono la via, la verità e
la vita" (Gv 14,5). O, in altri termini: "Chi ha il Figlio ha la vita; chi non
ha il Figlio di Dio non ha la vita" (1Gv 5,12). Questa pretesa di avere
un'importanza assoluta per la vita pone l'uomo davanti alla decisione suprema.
Tutta la vita di Gesù è marcata dalla reazione ad una tale pretesa. È un segno
di contraddizione. Colui che lo riconosce diventa suo discepolo. Colui che lo
respinge diventa un suo avversario. Questo dramma ha portato Gesù sulla croce.
Il dramma non è finito con Gesù. Esso è ancora qui, sempre presente, attraverso
i suoi. Esso viene rinnovato nella Chiesa. "Un servo non è più grande del suo
padrone" (Gv 15,20), li avvertì Gesù ed è per questo che "vi scacceranno dalle
sinagoghe, anzi, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere
culto a Dio" (Gv 16,2).
Si capisce in questo contesto la promessa del difensore, che Cristo invierà
"dal Padre" ai suoi ("Io vi manderò", v. 26). La sua missione non è tanto di
ispirare i discepoli di modo tale che si sappiano difendere davanti ai
tribunali (cf. Mt 10,20), ma di preservarli quando la loro fede sarà messa alla
prova. Davanti all'ostilità del mondo, i discepoli di Gesù saranno esposti allo
scandalo, sentiranno la tentazione di disertare, proveranno il dubbio, lo
scoraggiamento. Ed è in questo preciso momento che lo Spirito di verità interverrà:
darà testimonianza di Gesù nel cuore dei suoi discepoli, li confermerà nella
fede e li inviterà a rimanere fedeli nella prova. In questo modo anch'essi
"renderanno testimonianza" di Gesù.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 16,5-11)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha
mandato e nessuno di voi mi domanda: "Dove vai?". Anzi, perché vi ho detto
questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne
vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla
giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me;
riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al
giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato». Parola del
Signore.
RIFLESSIONI
"Ci sono molti modi di essere presenti. Se due alberi si trovano l'uno vicino
all'altro, sono presenti l'uno all'altro, ma in un senso del tutto esteriore ed
imperfetto. Non sanno nulla l'uno dell'altro, non si preoccupano l'uno
dell'altro e, nonostante la loro vicinanza, rimangono estranei l'uno all'altro.
La presenza nel vero senso della parola comincia solo nel momento in cui due
esseri si conoscono spiritualmente e si mettono l'uno di fronte all'altro
consapevolmente. Ciò permette loro di avere interiormente una sorta di immagine
l'uno dell'altro, per cui l'altro ha, per così dire, una seconda esistenza in
colui con il quale è in rapporto. E se una presenza di questo genere è
mantenuta nella maggior parte delle persone che si incontrano, essa può diventare
una realtà potente in chi ci conosce e ci ama. L'immagine dell'altro che ognuno
porta in sé è, per così dire, carica di realtà. Anche la solitudine può essere
piena della presenza dell'altro" (Balthasar).
Gesù risponde alla tristezza dei discepoli, provocata dal suo annuncio che
presto se ne sarebbe andato, con la promessa dello Spirito: "È bene per voi che
io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore".
Mandando loro il suo Spirito, Gesù sarà presente in loro. Ma la sua presenza
non sarà puramente esteriore. Con la discesa dello Spirito, la sua assenza si
trasformerà in una forma di presenza più profonda, più reale.
Questa nuova forma della presenza di Gesù nei suoi, tramite lo Spirito, porterà
a compimento la sua vittoria definitiva sul mondo.
Nel corso della sua vita terrena, Gesù era stato respinto dagli Ebrei e stava
per essere condannato a morte. Lo Spirito rivisiterà questo avvenimento,
provando ai discepoli che il peccato è dalla parte del mondo (perché non ha
creduto in lui), che la giustizia è dalla parte di Gesù (poiché la sua vita non
termina nel sepolcro, ma ritorna al Padre) e che è il principe del mondo ad
essere condannato. Testimoniando questa vittoria, lo Spirito Paraclito diventa
un antidoto alla tristezza che attanaglia i cuori dei discepoli nel momento in
cui Gesù se ne sta andando e, nello stesso tempo, alla persecuzione che si
scatenerà contro di loro.




