5* DOMENICA DI PASQUA E SETTIMANA ANNO A 2026 IL VANGELO DEL GIORNO.
IL VANGELO NEL 21° SECOLO.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 14,1-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Le ultime parole che si pronunciano alla fine della vita hanno un carattere
particolare. Riassumono il mistero di un essere. Platone fa parlare il suo
maestro Socrate di immortalità prima di morire. Il condannato a morte consola
quelli che restano.
Le ultime parole possono essere molto pragmatiche. La madre di Goethe diede
istruzioni di non mettere troppa uva passa nel dolce preparato per la sua
sepoltura. Alcuni esortano i loro figli a sostenersi a vicenda. I patriarchi
della Bibbia muoiono benedicendo la loro discendenza.
Anche nel nostro Vangelo si tratta di ultime parole. Parla uno che è
consapevole di stare per morire. E colui che ne ha preso nota è convinto che
quel morto è ancora in vita.
Non leggete queste parole come un discorso ben costruito e coerente. Immaginate
delle pause. Prendetele piuttosto come parole pronunciate in un profondo
silenzio, come parole indirizzate a uomini prigionieri, "tutt'orecchi", in
qualche modo. Noi potremmo ascoltarle anche come si ascolta una goccia d'acqua
cadere in una grotta. Bisogna che chi ascolta sia assolutamente silenzioso per
lasciar entrare in sé queste parole. Se noi ascoltiamo veramente, sentiamo
parole di consolazione: "Non sia turbato il vostro cuore". Parole di speranza:
"Nella casa del Padre mio vi sono molti posti". Parole di maestà: "Io sono la
via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me".
Parole di vocazione esigente: "Chi crede in me compirà le opere che io compio".
Non è facile per noi capire immediatamente queste parole. I discepoli che
interrompono il Signore fanno delle domande smarrite. Non hanno ancora capito,
eppure è già l'ora dell'addio. Sapremo noi capire meglio?

Lunedì della 5° settimana di Pasqua Anno A
Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Ti ringrazio Dio per averci dato il Tuo Amato Figlio Gesù.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva,
questi è colui che mi ama.
4 Maggio 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 14,21-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti
e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e
anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l'Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi
manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo
amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama,
non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del
Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo
Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e
vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù pone un'unica condizione per entrare in comunione con il discepolo: che questi sia disposto ad amare e a farsi amare. Fin qui tutto bene, penserete voi. È vero. Ma, troppo spesso, il sentimento dell'amore è quanto di più vago possiamo immaginare. Oggi l'amore e, in particolare, l'innamoramento, è al centro della nostra attenzione; quasi sempre, però, decliniamo l'amore solo nella sua componente emotiva. Gesù è categorico: l'amore si dimostra nell'osservanza dei precetti. Il comandamento, nel Vangelo, diventa la forma dell'amore, l'esplicitazione del sentimento. Se un amico dice di essermi molto legato e di volermi bene e mi telefona solo due volte all'anno, ho ragione di dubitare della sua amicizia! Se amiamo veramente Dio, se da lui ci sentiamo amati, allora concretizziamo questo amore coltivando la nostra vita spirituale. So per esperienza che questo compito è impegnativo e, a volte, non sappiamo bene come muoverci. Gesù stesso ci offre una soluzione: il dono dello spirito Santo che ci permette attraverso la preghiera e la meditazione di capire cosa e come fare per restare fedeli al Signore.

Martedì della 5° settimana di Pasqua Anno A
Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace»
Signore grazie per l'amore, la gioia e la pace che ci doni
Non come la dà il mondo, io la do a voi.
5 Maggio 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 14,27-31)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia
pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto:
"Vado e tornerò da voi". Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre,
perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga,
perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di
me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il
Padre mi ha comandato, così io agisco». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Ad Auschwitz, nel campo di concentramento, c'era un carcere: il famigerato
Blocco II. Là, in una cella sotterranea san Massimiliano Kolbe è morto
d'inanizione dopo una lunga e penosa agonia, attorniato da ogni tortura e
miseria umana. Fuori c'era il cortile in cui circa ventimila uomini furono
assassinati; di fianco, l'"ospedale" in cui si praticava la vivisezione su
esseri umani, mentre, in fondo alla strada, si trovava il forno crematorio.
Eppure, nel cuore di padre Kolbe regnava quella pace che Cristo aveva promesso
di dare ai discepoli che, seguendo il suo esempio, sarebbero morti per la vita
di altri.
In circostanze simili, san Tommaso More pregava nella torre di Londra: "La
perdita dei beni temporali, degli amici, della libertà, della vita e di tutto
il resto non è nulla se si guadagna Cristo".
Il potente di questo mondo regna per mezzo della paura e dell'intimidazione. Ma
Cristo dice: "Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore".
Ci dà in dono la pace, non la pace del mondo, cioè la pace della sazietà e
della noia, la pace nata dal compromesso, la pace dei morti viventi, ma la pace
dell'unione con Dio, nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Una tale pace, nata nel perdono dei peccati e nutrita dall'amore, l'amore di
Dio per noi, aumenta in proporzione a ciò che soffriamo per Cristo.

Mercoledì della 5° settimana di Pasqua Anno A
Gesù disse ai suoi discepoli: Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto
Grazie per la grazia di poterti ascoltare e crescere nella fede in te.
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.
6 Maggio 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,1-8)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre
mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni
tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri,
a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso
se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la
vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché
senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come
il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete
e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto
frutto e diventiate miei discepoli». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
In molte regioni, nel mondo attuale, il cristiano è ormai una figura
d'eccezione. Anche nei paesi tradizionalmente cattolici il credente si trova
immerso nel materialismo e nel laicismo che minacciano l'annientamento della
vita dello Spirito.
Abbandonati a noi stessi, ci perdiamo, intimoriti da forze che sembrano sempre
più grandi e imperiose.
La situazione della Chiesa delle origini non era però diversa. Eppure i primi
cristiani, al seguito di un gruppo di pescatori della Galilea, privi di potere
in quanto alle cose del mondo, ma riempiti della forza dello Spirito, "vennero,
videro e vinsero" l'Impero Romano. Contando solo sui propri mezzi, non potevano
far nulla, ma uniti a Cristo, come i tralci alla vite, produssero frutti in
abbondanza.
Ogni credente è chiamato a fare lo stesso: a sentirsi pronto ad essere
sfrondato dal vignaiolo, cioè dal Padre. In altre parole, per dare frutti
dobbiamo essere disposti a soffrire, per esempio andando contro le mode
imperanti, rispettando i nostri principi cristiani negli affari, restando
fedeli nel matrimonio, sopportando ogni tipo di discriminazione derivante dal
professare pubblicamente la nostra fede.
Una tale sofferenza purifica il cuore del credente e rafforza la vita di Cristo
in noi.

Giovedì della 5° settimana di Pasqua Anno A
Gesù disse ai suoi discepoli:Vi ho detto queste cose perché
la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena
Grazie Signore per l'amore e la gioia
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi.
7 Maggio 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,9-11)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche
io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho
osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia
piena». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
"Se un uomo e una donna sono davvero marito e moglie - dice un proverbio cinese
- allora è dolce anche essere mendicanti. In altre parole, se ci si ama, si può
essere felici anche nelle circostanze più difficili.
La gioia è il segno del vero credente, che ama Dio e che resta nell'amore di
Cristo. Chiuso e diffidente, il cuore dell'uomo fa fatica ad accettare di
essere infinitamente amato da Dio, nonostante i suoi peccati e i suoi rifiuti.
Accettare l'amore non meritato di Cristo, accettare il fatto che egli ci ama di
un amore eterno, significa provare una gioia senza limiti, quella gioia che si
esprime nelle lacrime del pentimento e negli inni di lode e di ringraziamento.
Perché questa gioia raggiunga la pienezza, l'anima deve restare nel suo amore,
deve sforzarsi di fare sempre la sua volontà, essere pronta a portare la
propria croce quotidiana, sopportare l'assenza di ogni altra gioia, anche se
legittima e persino l'esperienza orrenda del non riconoscere la presenza di
Dio, quella notte dell'anima che precede l'alba della gioia eterna, ora e nel
mondo futuro.

Venerdì della 5° settimana di Pasqua Anno A
Disse Gesù ai suoi discepoli: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi
Ti ringrazio Gesù per il tuo amore incondizionato
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando.
8 Maggio 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,12-17)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato
voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi,
perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici,
perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate
e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che
chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi
amiate gli uni gli altri». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Nell'antichità, l'amicizia era stimata al di sopra di ogni cosa. Era
considerata qualcosa di raro, di cui poteva godere solo l'uomo virtuoso ed
educato, in quanto era vista come il più spirituale di ogni tipo di amore.
A differenza dell'amore erotico, in cui gli amanti si amano ponendosi l'uno di
fronte all'altro, gli amici si tengono l'uno di fianco all'altro, mirando alla
stessa meta o avendo un interesse comune: il vero, il bene, il bello (C. S.
Lewis). Ciò che unisce i veri amici è la verità espressa in una vita virtuosa.
Cristo ha chiamato "amici" i suoi discepoli a lui più vicini solo
alla fine della sua vita, dopo aver fatto loro conoscere tutto ciò che aveva
sentito dal Padre, dopo aver rivelato la verità a coloro che egli aveva scelto.
Per provare che non esiste amore più grande del suo, egli ha offerto la propria
vita per i suoi amici. Di conseguenza, ciò che era raro nell'antichità, è
comune nella Chiesa, in cui uomini e donne conoscono e vivono la verità.
Tale verità distrugge ogni barriera sociale, culturale o razziale; unisce i
cuori e gli spiriti che cercano di conoscere e di vivere quella verità, che è
la nostra fede.
Così la Chiesa è cattolica, come lo è la vera amicizia, ed è per questo che
uomini e donne provenienti dagli ambienti più diversi possono amarsi davvero,
come ci ha amati Cristo. Ciò è evidente soprattutto nella vita religiosa.

Sabato della 5° settimana di Pasqua Anno A
Disse Gesù ai suoi discepoli: Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo
Gesù Ti ringrazio
perché vegli su ogni attimo della mia vita
Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.
9 Maggio 2026
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,18-21)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che
prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo;
poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il
mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: "Un servo non è più grande del suo
padrone". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno
osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto
questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».
Parola del Signore.
RIFLESSIONI
L'aspetto che focalizza Gesù è la mancata conoscenza da parte degli ebrei di Colui
che Lo ha mandato. Il suo ragionamento è ovviamente logico e perfetto: voi
mi attaccate e mi diffamate perché non avete capito che quel Dio che voi dite
di adorare mi ha mandato qui, in mezzo a voi a predicare Lui, a farvi conoscere
il suo Amore.
"Non conoscono Colui che mi ha mandato".
Succede anche a molti non trovare accoglienza in qualche luogo perché gli altri
non conoscono la sua onestà, o la famiglia di appartenenza. Quello che è
successo a Gesù rimane scandaloso per la cecità degli ebrei, essi non hanno
voluto accettare la provenienza Divina del Signore, nonostante i miracoli e gli
insegnamenti fondati sulla misericordia e sul perdono.
Molti cristiani di oggi sono doppiamente responsabili della superficialità del
loro cammino spirituale, causato dal mancato riconoscimento di Gesù e del
Padre. Riconoscere significa accettare Gesù e il Padre, ma quanti cristiani
compiono la volontà di Dio? Riconoscere significa identificare in Dio il
Creatore e dare gloria solamente a Lui, adorare Lui, servirlo con umiltà e
dedizione.
Riconoscere Gesù e il Padre significa affermare con la vita l'adesione ad una
morale che si oppone alla corruzione del mondo.
Riconoscere è comprendere che senza Gesù la vita non vale nulla, si rimane
sballottati dalle assurde mode del tempo, dai capricci di molti personaggi
vuoti e rovinati da ogni forma di corruzione. Si perde il controllo della vita
e ogni pensiero si scambia come verità assoluta.
Nel Vangelo di oggi Gesù spiega come raggiungere la pace interiore: "Se il
mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me".
Spiega come raggiungere la gioia: "Se hanno osservato la mia parola,
osserveranno anche la vostra".
Spiega come raggiungere la fiducia totale in Lui: "Un servo non è più grande
del suo padrone".
Tutti noi credenti e seguaci di Gesù siamo stati scelti dal mondo, siamo
benedetti per il grande dono della Fede ma abbiamo maggiori responsabilità,
perché chi più conosce più deve dare. Gesù conta su ognuno di noi per fare
conoscere il Vangelo ai peccatori incalliti, ai lontani che non si sono mai
posti il problema della Fede.



