Il Vangelo oggi.
Lunedì della 11° settimana del Tempo Ordinario anno A (Mt 5,38-42) 15 Giugno
2026
Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 5,38-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto:
"Occhio per occhio" e "dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al
malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli
anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu
lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».
Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Paolo, un temperamento amante del contrasto, dell'opposizione, perché è insieme
un lottatore e un uomo ipersensibile. Spesso i suoi scritti sono difficili da
capire proprio per questa insistenza sui contrasti, che mette in evidenza
l'aspetto sconcertante del mistero di Cristo e anche della vita dell'Apostolo.
Qui i contrasti si susseguono: "Siamo ritenuti impostori, eppure siamo
veritieri; sconosciuti, eppure siamo notissimi; moribondi, ed ecco viviamo;
afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha
nulla e invece possediamo tutto!". Sono tutti aspetti della vita
apostolica. Dio ha scelto un temperamento come quello di Paolo perché la
situazione dell'Apostolo e di ogni cristiano, una situazione straordinaria,
fatta tutta di opposti, fosse espressa nella Scrittura in modo più vivo.
Nel Vangelo odierno anche Gesù invita i suoi discepoli a vivere in modo
sconcertante. Invece di rispondere al male con il male, che è la risposta
naturalmente più spontanea e che anche l'Antico Testamento aveva codificato
("Occhio per occhio, dente per dente"), essi devono contrapporre al
male il bene; ed è il contrasto fondamentale. "Se uno ti percuote la
guancia destra, tu porgigli anche l'altra". Sembra una cosa stupida, ed è
l'atteggiamento più profondamente cristiano; san Paolo lo vede come cosa
divina.
Noi non prendiamo dalla nostra ricchezza per dare agli altri, ciò che potrebbe
fomentare la nostra superbia ma attingiamo alla nostra povertà e per la grazia
di Dio possiamo aiutare molti. Questo è il paradosso della vita apostolica e spirituale:
il Signore ci lascia poveri, ci lascia nelle difficoltà e proprio in esse la
sua grazia si manifesta, il suo amore risplende. "Poveri, ma facciamo
ricchi molti" se nella nostra povertà lasciamo agire Dio. Rimanendo poveri
in tutti i sensi accogliamo veramente in noi la ricchezza di Dio, che è di un
altro genere, per trasmetterla agli altri.
Chiediamo al Signore che aumenti la gioia del nostro essere poveri, afflitti,
incompresi di fronte al mondo, perché possiamo arricchirlo dei beni di Dio.


