Il vangelo oggi.
Lunedì della 12° settimana del Tempo Ordinario anno A (Mt 7,1-5) 22 giugno 2026
Non giudicate, per non essere giudicati.
perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 7,1-5)
Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale
giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà
misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi
della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: "Lascia che
tolga la pagliuzza dal tuo occhio", mentre nel tuo occhio c'è la trave?
Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per
togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
La calunnia... La maldicenza... Chi non ne ha sofferto? Ma chi, in tutta
coscienza, può affermare di non averne mai fatto uso?
Il re Davide temeva talmente di peccare per mezzo della sua lingua, che chiese
a Dio "di mettere una guardia alla sua bocca, e una sentinella alla sua
lingua". E, nella sua sapienza, Dio ha messo la nostra lingua in quella specie
di recinto che è la nostra bocca.
Ma essa è così pronta a scappare per sputare il suo veleno, che il salmista,
per poterla dominare, deve chiedere l'aiuto di Dio.
In nome di quale giustizia, di quale carità, ci crediamo autorizzati a
giudicare, a calunniare o a sparlare? Supponendo che siamo perfetti (cosa poco
probabile, su questa terra), dovremmo sapere che la perfezione comprende
l'umiltà, cioè l'indulgenza, il perdono, la preghiera per sostenere i peccatori
(di cui facciamo parte), l'aiuto spirituale, e i consigli caritatevoli.
San Giacomo non ha avuto paura di affermare che un uomo che non ha peccato con
la lingua è un santo. E san Paolo di gridare: "Chi sei tu, per giudicare tuo
fratello? Noi compariremo tutti davanti al tribunale di Cristo".
Un proverbio libanese dice: "Chi ha una casa di vetro deve evitare di lapidare
gli altri". Un poeta arabo dice: "La tua lingua non dica niente
sull'imperfezione di un altro. Tu sei pieno di imperfezioni, e anche gli altri
hanno la lingua". È forse perché essa ha operato soltanto per "tutto ciò che è
elevato" che la lingua di sant'Antonio di Padova è stata conservata? Mi piace
pensarlo.
Il solo giudizio severo che siamo abilitati, o piuttosto che abbiamo il dovere
di formulare, non deve vertere che su noi stessi.
Oh, se potessimo giudicare gli altri con la stessa clemenza che concediamo a
noi stessi, il paradiso sarebbe già di questo mondo!


