Il Vangelo oggi. Giovedì della 10° settimana del Tempo Ordinario anno A (Mt 10,7-13) 11 giugno
2026
Strada facendo, predicate il Vangelo dicendo che il regno dei cieli è vicino.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 10,7-13)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite
gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né
argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né
sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e
rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la
vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a
voi». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite
gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.»
Mt 10, 7
Gesù parla agli apostoli e li invita ad andare, a camminare per le strade. Gli
apostoli si muovono e muovono la realtà che incontrano. Non passano con
indifferenza, né inosservati. Il movimento del loro andare si intreccia con le
parole nuove che annunciano e soprattutto con il movimento che, nei corpi di
chi incontrano, produce guarigione e un passaggio visibile ed evidente
dall'infermità alla dinamicità. I lebbrosi sono purificati, i morti
resuscitano, i demoni scappano via. La salvezza passa, attraversa la realtà e
la trasforma. Trasformazione che diventa conversione e ricostruzione nell'umanità,
dell'immagine di Dio a cui è stata creata simile.
Signore, perdona se il volto delle nostre comunità, della nostra chiesa ha
dimenticato i tuoi tratti e assomiglia più ad un monumento che nessuno più va a
visitare.
Qui inizia la nostra marcia di uomini e donne credenti, nasce una Chiesa in uscita,
Chiesa che non ha paura di contaminarsi ma si inserisce nella marcia faticosa
dell'umanità intera.


