TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,1-8)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre
mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni
tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri,
a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso
se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la
vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché
senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come
il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete
e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto
frutto e diventiate miei discepoli». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
In molte regioni, nel mondo attuale, il cristiano è ormai una figura
d'eccezione. Anche nei paesi tradizionalmente cattolici il credente si trova
immerso nel materialismo e nel laicismo che minacciano l'annientamento della
vita dello Spirito.
Abbandonati a noi stessi, ci perdiamo, intimoriti da forze che sembrano sempre
più grandi e imperiose.
La situazione della Chiesa delle origini non era però diversa. Eppure i primi
cristiani, al seguito di un gruppo di pescatori della Galilea, privi di potere
in quanto alle cose del mondo, ma riempiti della forza dello Spirito, "vennero,
videro e vinsero" l'Impero Romano. Contando solo sui propri mezzi, non potevano
far nulla, ma uniti a Cristo, come i tralci alla vite, produssero frutti in
abbondanza.
Ogni credente è chiamato a fare lo stesso: a sentirsi pronto ad essere sfrondato
dal vignaiolo, cioè dal Padre. In altre parole, per dare frutti dobbiamo essere
disposti a soffrire, per esempio andando contro le mode imperanti, rispettando
i nostri principi cristiani negli affari, restando fedeli nel matrimonio,
sopportando ogni tipo di discriminazione derivante dal professare pubblicamente
la nostra fede.
Una tale sofferenza purifica il cuore del credente e rafforza la vita di Cristo
in noi.


