Gesù ribalta la logica del mondo: non dominio, ma servizio. Il "calice"
è la sofferenza,
la croce che Giacomo accoglierà fino al martirio (fu il primo
apostolo a morire per Cristo).
Il Vangelo oggi.
Sabato della 16° settimana del Tempo Ordinario anno A San Giacomo (Mt 20,20-28)
25 luglio 2026
La richiesta di posti d'onore rivela l'ambizione umana anche tra i discepoli
più vicini a Gesù. Giacomo e Giovanni (e la madre) pensano ancora a un regno di
potere e gloria terrena.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 20,20-28)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi
figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?».
Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno
alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che
chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo
possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia
destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il
Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li
chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di
esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare
grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà
vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire,
ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». Parola del
Signore.
RIFLESSIONI
La domanda della madre dei figli di Zebedeo che si prostra davanti a Gesù con i
suoi due figli, Giacomo e Giovanni, riflette l'ambiguità con la quale il popolo
e i discepoli, anche quelli che sono stati scelti, i Dodici, capiscono Gesù, la
sua persona e il suo messaggio, e cosa significa seguirlo. Essi chiedono un
posto influente in politica, un potere nel mondo. La risposta di Gesù li forza
ad un cambiamento radicale di prospettiva in rapporto con lui. Essi si
dichiarano disposti a bere dal calice da cui lui stesso deve bere. Si tratta di
un regno, quello che annuncia Gesù, che si trova completamente nelle mani del
Padre e che si raggiunge con un cammino di dolore e di passione, non una
qualsiasi passione o dolore, ma del dolore e della passione del Figlio, di
Gesù. Per entrare in questo regno, nel regno del Padre, non è sufficiente bere
dal calice ma bisogna bere dal calice di Cristo.
Gli altri dieci non hanno un'opinione di Cristo diversa da quella della madre e
dei figli di Zebedeo. Reagiscono con indignazione e gelosia. Tutti pretendono
il primo posto al fianco di colui che sperano sia il futuro Re di Israele. La
lezione che dà Gesù, riunendoli, approfondisce fino all'estremo il contenuto
paradossale della sua azione liberatrice - incomprensibile per gli uomini,
ineffabilmente luminosa vista secondo l'amore di Dio: "Il Figlio dell'uomo non
è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per
molti". Di qui nasce l'esigenza fondamentale per chi vuole essere suo discepolo:
l'esigenza del servizio che va fino al dono della vita per il Maestro e per i
fratelli.
Giacomo, il figlio di Zebedeo, ha assimilato la lezione, rapidamente e in modo
eroico. Fu il primo degli apostoli a bere dal calice del Signore. Il suo primo
martire.
Una venerabile tradizione della Chiesa di San Giacomo di Compostella e delle
altre diocesi della Spagna lo riconosce come il suo primo evangelizzatore.
Attraverso l'esperienza di un apostolato intrepido - rendere testimonianza del
Vangelo fisicamente fino al "Finis terrae" allora conosciuto - egli seppe che
cosa significa servire nel senso di Cristo. Per la Chiesa, e per i suoi membri
più giovani, rimangono e rimarranno sempre il suo esempio affascinante e la sua
intercessione.



