Il
Vangelo oggi. Mercoledì della 21° settimana del Tempo Ordinario anno A (Mt
23,27-32) 26 agosto 2026
Gesù denunzia con vigore le tendenze farisaiche: «Guai a voi, scribi e farisei
ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: All'esterno apparite giusti
davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 23,27-32)
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che
assomigliate a sepolcri imbiancati: all'esterno appaiono belli, ma dentro sono
pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all'esterno apparite
giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e
adornate i sepolcri dei giusti, e dite: "Se fossimo vissuti al tempo dei nostri
padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti". Così
testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti.
Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Le letture bibliche ci offrono un contrasto continuo tra la descrizione dello
spirito farisaico, nel Vangelo, e quella del ministero apostolico nella prima
lettera ai Tessalonicesi.
Gesù denunzia con vigore estremo le tendenze farisaiche; Paolo ricorda ai Tessalonicesi
il suo comportamento di Apostolo di Cristo.
Poiché Gesù si rivolgeva agli scribi e ai farisei, ebrei, spontaneamente non
prendiamo per noi quanto egli dice in proposito, invece dovremmo essere attenti
a considerare rivolti anche a noi questi ammonimenti severi, perché, se si
trovano nel Vangelo, vuoi dire che sono scritti per la nostra edificazione. Non
possiamo pretendere di non avere in noi le tendenze farisaiche; siamo sempre
tentati di cercare la nostra soddisfazione, di cercare di essere stimati,
onorati; siamo sempre tentati di rimanere superficiali in ciò che facciamo per
il Signore, di accontentarci di cose esterne, e non andiamo volentieri dentro
di noi, perché ciò richiede uno sforzo penoso.
Quando Gesù rimprovera agli scribi e ai farisei di preoccuparsi soltanto
dell'esterno, senza cercare la santità interiore, dobbiamo prenderlo per noi,
altrimenti cadiamo esattamente nel difetto farisaico, dicendo: "Queste
cose valgono per gli altri, non per noi!".
L'Apostolo Paolo ci mostra come deve essere profondo l'impegno cristiano. E una
vita condotta davanti a Dio nella giustizia, nella santità. "Dio stesso è
testimone", dice Paolo, "come è stato santo, giusto, irreprensibile
il nostro comportamento verso di voi credenti". Paolo sta davanti a Dio
così, in questo sforzo di corrispondere pienamente, profondamente, alla
esigenza di Dio, che è nello stesso tempo un dono divino.
E in questo brano parla del suo amore paterno per i fedeli. E' interessante
vedere come, nella stessa lettera, egli esprime prima un amore materno,
oblativo, pronto a sacrificare la propria vita per il bene dei figli e poi un
amore paterno, che trova la sua caratteristica nell'ambizione paterna. L'amore
materno è oblativo; l'amore paterno è ambizioso, cioè vuole che i figli diventino
persone veramente mature, con grandi qualità e con grandi attuazioni. Paolo,
come fa un padre per i figli, dice: "Abbiamo esortato ciascuno di
voi". Non si è accontentato di una predica generica, di discorsi fatti
davanti a tutta la comunità; ha esortato ciascuno dei Tessalonicesi, si è
preoccupato del caso singolo, ha incoraggiato ciascuno e, quando era utile, ha
anche "scongiurato".
Ciò che Paolo desidera è che i suoi cristiani si comportino in maniera degna
"di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria", dice. E
possiamo osservare che Paolo è preoccupato del rapporto di ciascuno con Dio.
Spesso i genitori hanno come ideale di ottenere che i figli si comportino in
maniera conforme a un certo codice di vita sociale, le cosiddette "buone
maniere". Paolo non si preoccupa di un codice di condotta, ma di una
condotta che sia degna di Dio, che permetta una relazione profonda di ciascuno
con Dio, un Dio generoso: "Dio vi chiama al suo regno e alla sua
gloria", un Dio ambizioso, che ha per noi progetti molto alti: "Il
suo regno, la sua gloria", non è roba da poco. E l'Apostolo, consapevole
di questa vocazione cristiana, non risparmia nessuno sforzo per condurre i suoi
fedeli in questa via: comportarsi in maniera degna di Dio. È un'ambizione paterna
profonda e altissima, che manifesta tutta la forza della carità divina.
San Paolo sapeva di avere a disposizione la forza della parola di Dio per
ottenere questa trasformazione, e lo dice. I Tessalonicesi hanno accolto la
parola di Dio, "che opera in voi che credete". Paolo non pretende che
siano i suoi sforzi a ottenere la trasformazione dei cristiani, ma sa che
trasmettendo la parola di Dio mette in loro una potenza che opera queste
meraviglie.


