TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 22,15-21)
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come
cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli:
«Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu
non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque,
di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi
alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un
denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli
risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio
quello che è di Dio». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
L'ipocrisia dei farisei e dei sadducei proclama la veridicità di Gesù, che essi
cercano di cogliere nella rete di un dilemma sapientemente calcolato: o egli
afferma che il tributo ad uno Stato straniero e idolatra è lecito, e perde la
stima di coloro che non accettano il dominio romano; oppure dichiara che questo
tributo è illecito, e apre la porta al suo processo con l'accusa di istigare la
sedizione. "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare". Gesù non è il capo
di un movimento di rivolta: il suo discepolo deve compiere i suoi obblighi
civici. È in questo modo che l'ha capito la prima Chiesa (Rm 13,1-7; 1Pt
2,13-17). Ma ciò che è importante e decisivo, e che non sembra preoccupare i
farisei, è il seguito: "E a Dio quello che è di Dio". Soltanto a Dio si devono
l'adorazione e il culto, e né lo Stato né alcun'altra realtà di questo mondo
possono pretendere ciò che è dovuto esclusivamente a Dio. Il martirio è
l'espressione suprema della resistenza cristiana di fronte al tentativo
assolutistico del potere temporale di usurpare il posto di Dio (Ap 20,4).
A Dio ciò che è di Dio! Ma tutto appartiene a Dio, che è il creatore. Ed è per
questo che non si può astrarre Dio durante la costruzione della città terrena, "quasi
che Dio non meriti alcun interesse nell'ambito del disegno operativo ed
associativo dell'uomo" (Reconciliatio et paenitentia , 14). L'uomo può
realizzare la pretesa blasfema di costruire un mondo senza Dio, ma "questo
mondo finirà per ritorcersi contro l'uomo" (ivi , 18).
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

